Nella modalità abituale con cui siamo stati educati, per motivare le persone a fare quello che noi desideriamo, usiamo strategie basate sul metodo del premio/punizione.
Se non fanno ciò che chiediamo vengono punite, se fanno ciò che chiediamo vengono premiate. La paura della punizione o il desiderio del premio dovrebbero spingerle ad andare nella direzione che noi auspichiamo. Altri stimoli motivazionali sono il senso di colpa o di vergogna, il senso di obbligo o di dovere, il fare paragoni. Tutti questi sistemi agiscono mettendo la persona in un disagio più o meno forte se non fa ciò che le viene chiesto. Si basano, in maniera implicita, sull’idea che chi non agisce in armonia con i nostri valori è in torto o è “cattivo”.

Nella visione che usa il premio/punizione c’è qualcuno che ha il potere e decide cosa è giusto o non è giusto fare. Gli altri devono adeguarsi.

Rispetto a questo tipo di impostazione educativa possiamo farci una semplice domanda: in queste condizioni qual è la motivazione che spinge le persone a fare ciò che fanno? La paura o la responsabilità?

La seconda domanda che possiamo porci è se vogliamo educare ad obbedire agli ordini per far parte di un sistema gerarchico o educare alla responsabilità e alla libertà per contribuire allo sviluppo di un sistema collaborativo tra pari.

Se siamo interessati a che le persone agiscano per arricchire la vita di tutti, si prendano la responsabilità delle loro azioni e facciano ciò che fanno per una spinta motivazionale interna, allora il sistema premio/punizione non soddisfa bisogni di  efficacia, collaborazione, reciprocità, interdipendenza…