GUARDARE AI BISOGNI DI GRAVIDANZA E PARTO ATTRAVERSO LE LENTI DELLA COMUNICAZIONE EMPATICA NONVIOLENTA

Quando si usa nel senso comune la parola bisogni si pensa ad una mancanza, a qualcosa che colloca chi ne parla in uno status di “bisognoso”, incapace di provvedere a se stesso, vulnerabile. Nella visione della Comunicazione Nonviolenta i bisogni sono nutrimento, equivalgono su piani diversi ai bisogni fisici di aria, acqua, cibo e calore. Come questi sono fondamentali per la vita. Tutti gli esseri umani, dice M. B. Rosenberg, l’ideatore della CNV, condividono gli stessi bisogni a prescindere dall’età, il luogo in cui sono nati, il sesso, la religione, il partito politico, la squadra di calcio, ecc…
Abbiamo tutti bisogno di nutrimento per vivere e le parole che abbiamo attribuito a queste diverse qualità di nutrimento sono tra le altre: sicurezza, appartenenza, rispetto, amore, giustizia, calore, connessione, autonomia, libertà…
Condividiamo tutti gli stessi bisogni ma non sempre questi sono vivi in ciascuno di noi contemporaneamente in un certo momento. Se il mio corpo è idratato abbastanza è possibile che in questo momento non abbia bisogno di acqua…
I modi per soddisfare i bisogni sono moltissimi e personali, anzi, ognuno ne ha diversi per soddisfare lo stesso bisogno.
Inoltre dice Rosenberg, i bisogni non sono mai in conflitto, ciò che può entrare in conflitto sono le strategie, cioè i modi per soddisfarli. Posso avere contemporaneamente sete e fame e non per questo si scatenerà necessariamente una guerra… basterebbe per esempio mangiare una minestra per soddisfare entrambi i bisogni contemporaneamente.

In generale, quando siamo consapevoli dei nostri bisogni e di quelli delle persone intorno a noi e della differenza tra bisogni e modi di prendersene cura (strategie in CNV) è più facile trovare modi adatti che tengano conto dei bisogni di tutti. A maggior ragione questo vale durante la gravidanza, il travaglio e il parto.

Ma quali saranno i bisogni vivi, attivi per la donna e il bambino durante il travaglio il parto? E quali saranno i modi preferiti, dalla donna e dal bambino, per soddisfarli? Quali modalità la natura ha testato nel corso del tempo per sostenere la specie umana?

Il bisogno di sicurezza è fondamentale nella nascita. Che la donna si senta al sicuro permette il passaggio fondamentale che si fa a poco a poco durante il travaglio: quello dell’apertura del proprio corpo alla vita, della resa a qualcosa che è più potente della volontà individuale. Affinché questo sia possibile l’organismo femminile effettua delicati passaggi e si sposta attraverso equilibri fisiologici che attraverso le onde del travaglio permettono di approdare nel mare quieto del contatto tra madre e bambino come entità distinte. Il bambino o la bambina è nata ed è connessa alla madre dal legame dell’amore e della cura, sostenuto dalla produzione di ossitocina. L’ossitocina si attiva attraverso l’allattamento e la vicinanza fisica ed emotiva altre due condizioni che permettono alla creatura appena nata di sentirsi anch’essa al sicuro.

PROTEZIONE, SENSO DI SICUREZZA
Sentirsi al sicuro è un requisito fondamentale per la nascita. Ogni situazione di ansia o paura provoca il rilascio di adrenalina che stimola la neocorteccia inibendo il processo del parto. Sentirsi osservate e giudicate non è una condizione che favorisce il parto. Un basso livello di adrenalina è un presupposto fondamentale per l’inizio del travaglio e perché la prima fase si svolga senza complicazioni. Nei minuti che precedono la nascita, invece, è necessaria una scarica di adrenalina che permette il riflesso di eiezione del feto (stesso meccanismo che permette di raggiungere l’orgasmo durante un rapporto sessuale).
Ciascuna donna avrà modalità, condizioni, che contribuiscono più o meno a soddisfare il suo senso di sicurezza in quello specifico momento. Per alcune, ad esempio, rimanere attaccate al monitoraggio, senza potersi muovere liberamente, potrebbe essere uno stimolo forte di fastidio che non contribuirebbe a soddisfare proprio quel bisogno di sicurezza per il quale il monitoraggio è stato inventato.

SILENZIO E CONTATTO PROFONDO CON CIO’ CHE STA AVVENENDO DENTRO DI SE’
Durante il travaglio c’è una comunicazione continua tra interno ed esterno, tra madre e bambino. È una comunicazione che avviene attraverso segnali che non sono verbali. Il linguaggio razionale è un fattore di forte stimolo della neocorteccia negli esseri umani. Meglio lasciare la neocorteccia a riposo visto che il processo del parto è guidato dal cervello antico…
Parlare il meno possibile e non ricevere domande possono essere strategie molto utili.

INTIMITÀ
La reazione fisiologica alla presenza di un osservatore è stata oggetto di studi scientifici; è una reazione di allerta. Osservando gli altri mammiferi, si è scoperto che per favorire l’intimità e isolarsi dai propri simili, quelli attivi nelle ore notturne tendono a partorire durante il giorno e al contrario, i mammiferi attivi durante il giorno, tendono a partorire di notte.
La presenza di persone che “guardano” o “controllano” o sono sconosciute, le visite mediche, la presenza di videocamere e possono essere veramente controproducenti.

CALORE
La percezione di calore è soggettiva ed è la donna in travaglio il parametro di riferimento, non il termometro. Il freddo è in fattore di inibizione del processo del parto. Per partorire, per aprirsi, c’è bisogno di calore, sia meteorologico sia umano!
Soprattutto nella fase del secondamento (nascita della placenta) è necessario che madre e bambino siano pelle-a-pelle e al caldo affinché la donna possa liberare il picco di ossitocina più importante di tutta la sua vita. Questo permetterà alla placenta di nascere spontaneamente e senza interventi e permette l’innamoramento tra madre e bambino.
Strategie utili: riscaldare il luogo del parto, chiudere le finestre, usare modi relazionali che parlano di accoglienza, gentilezza, connessione, supporto, fiducia.

EMPATIA
Essere in ascolto, in contatto, con i propri sentimenti e bisogni è quello che in Comunicazione Nonviolenta viene chiamato “Empatia”: dare cioè diritto di cittadinanza a sentimenti e bisogni senza giudicarli buoni o cattivi, giusti o sbagliati, opportuni o inopportuni, egoistici o altruistici… Perché quando non riusciamo ad accettarli per quello che sono e cioè come dei segnalatori della mancanza o dell’abbondanza di un certo “nutrimento”, quando li riteniamo inaccettabili, è come se in mezzo al traffico in città ci dicessimo che è inaccettabile avere bisogno di respirare.

Proprio nella direzione di questa consapevolezza possiamo in ogni istante porci la seguente domanda: “In questa situazione che sto vivendo, come mi sento? ………………………………………………… Perché ho bisogno di …………………………………………?”
E cos’è che mi piacerebbe che succedesse per soddisfare questo bisogno?

Cos’è che aiuterebbe proprio me, in questo momento della mia vita, a sentirmi al sicuro ad avere fiducia nel mio potere e nel mio desiderio per dare alla luce la creatura che porto nel grembo?

Se i bisogni fondamentali per la vita non vengono soddisfatti, il travaglio non procede. Michel Odent è molto chiaro su questo. Non procede perché la natura ha previsto una “strettoia” a tutela della vita del bambino e della madre. Questo “non procedere” va inteso quindi come un segnale che ci indica la necessità di prenderci cura di qualcosa di vitale. Dei bisogni che sono in gioco in quel preciso momento per quella precisa coppia madre-bambino.

Con i migliori auguri per ciascuna donna che attraversa la gravidanza e si avvicina al parto, di trovare il “nutrimento” di cui ha bisogno, attraverso le modalità più appropriate per sé, insieme alla creatura che porta in grembo e a chi la accompagna.